Simbologia Doppia: la Dea Madre incorpora il Dio Toro

La nascita del culto doppio Dea Madre-Dio Toro, almeno dal punto di vista simbolico, potrebbe trovare la prima testimonianza nel sito di Çatalhöyük in Anatolia (attuale Turchia).

Scoperto a metà del secolo scorso occupa una superficie molto vasta della quale sono una parte è stata studiata a fondo. A oggi sono stati scoperti ben 18 livelli stratigrafici che vanno dal 7.400 al 5.700 A.C, epoca nella quale la città venne distrutta da un incendio. La città era costituita da un insieme di case disposte in maniera irregolare tanto che, data anche la mancanza di strade ben delineate, si ipotizza che gli abitanti si spostassero camminando sui tetti e accedendovi da terra tramite scale non fisse.

Anche se a livello urbanistico siamo quindi distanti dalle metropoli organizzate di Sumer come Ur e dell’estremo oriente come Moenjo Daro e Harappa, gli scavi hanno portato alla luce molti reperti di indubbia qualità artistica (tra cui la celebre Dea dei Leoni) e dal profondo senso mistico; inoltre, tra le case, sono venuti alla luce molti santuari straordinari. Alcune di queste stanze erano adibite al culo della Dea, con dipinti della stessa davvero incredibili.

Gli scavi principali furono condotti da James Mellaart, che riporto alla luce il celebre dipinto rinvenuto nel tempio A.III/11 e qui ricostruito

tempio-catal

Sono riconoscibili le sagome di ben 7 dee, e presentano forme che immediatamente rimandano alle piante dei templi maltesi: la testa ‘trilobata’ delle dee centrali è addirittura identica all’ultima stanza del tempio di Tarxien, a Malta: ed è difficile pensare a una mera coincidenza.

raffronto-tarxien-catal

Soffermiamoci ora su un altro particolare fondamentale: nelle dee raffigurate nella fila centrale sono ben evidenziati sia la forma del feto (in quella centrale e in quella sotto) sia il triangolo pubico e gli apparati riproduttivi (in tutte e tre), con tanto di utero, ovaie e tube di falloppio.

schema-tube

 

Non bisogna stupirsi del fatto che gli antichi avessero simili nozioni anatomiche in quanto era pratica comune la scarnificazione dei deceduti (come rilevato sui resti ossei), che implicava la possibilità di vedere l’interno dei corpi. A conferma di ciò vi è la presenza in tutto il sito di immagini di avvoltoi, la cui tipica azione è quella di nutrirsi di carcasse, e che quindi erano gli animali addetti a tale operazione.

Gli avvoltoi, pur essendo in natura di colore scuro, nero, sulle pareti dei santuari sono dipinti di rosso: ovviamente non è un caso dato in quanto diventarono automaticamente simboli della Dea, suoi preziosi aiutanti nella fase legata al trapasso dell’eterno triplice ciclo NASCITA/MORTE/RINASCITA.

NOTA: nella raffigurazione le tre parti feto-pube-apparato vengono messe una sopra l’altra quasi a sottolineare il fatto che siano 3 parti di una sola unità

L’aspetto invece estremamente intrigante è che la riproduzione dell’apparato è del tutto identica alla rappresentazione schematica della protome taurina che troveremo ripetuto in maniera quasi ossessiva in molti siti sardi.

confronto-toro-apparato

Quindi il legame tra la Dea e il Toro è proprio questo?

Come dice la Gimbutas, il toro altro non è che una raffigurazione della Dea, come il serpente, l’uccello e molti altri animali?

Oppure il toro è il duale della dea, parte fondamentale per la creazione dell’uno dai due?

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